Chi non rammenta le verdi foreste equatoriali di Far Cry alzi la mano. Nessuno? Perfetto. Allora tutti voi ricorderete che per strabiliarci con quei paesaggi da cartolina i ragazzi di Cry Tek svilupparono un motore grafico proprietario, chiamato CryENGINE, che fece sognare milioni di videogiocatori e non. Avete presente anche questo? Perfetto. Allora voi tutti state attendendo con trepidazione di vedere cosa offre il Cry Engine 2? Si? Perfetto, perché allora state aspettando invano. Far Cry 2, infatti, è stato prodotto interamente dai ragazzi di Ubisoft Montreal che per realizzare questo sparatutto in prima persona hanno creato un motore grafico proprietario, Dunia, compatibile con DirectX 9 e 10. Anzi, a sentire gli sviluppatori è anche più veloce e performante del Cry Engine 2 utilizzato in Crysis. Questo sequel prende quindi le distanze dal suo predecessore e non solo per quanto riguarda il team di sviluppo. Preparatevi psicologicamente perché ambientazione, gameplay, struttura e molto altro hanno ben poco a che vedere con il vecchio Far Cry.
La prima cosa che balza all’occhio avviando Far Cry 2 è il repentino cambio di ambientazione. Addio foreste equatoriali e benvenuta Africa! Il giocatore, infatti, si trova ora invischiato in una guerra civile nelle torride terre africane in cui il Fronte Unito per la Liberazione e il Lavoro (UFLL) e l'Alleanza per la Resistenza Popolare (APR) si scannano per ottenere il predominio sulle ricchezze di quel territorio (e cosa se non i diamanti? Probabilmente il recente film di Di Caprio, Blood Diamond, ha aperto un ciclo). Che ci si schieri con una o con l’altra fazione, però, c’è un losco individuo, chiamato Sciacallo, al quale la cosa non fa nessuna differenza. Il motivo? Vende armi a entrambi gli schieramenti, cercando di arricchirsi il più possibile. Il nostro obiettivo quindi, risulta essere semplice quanto impossibile: trovare questo eccentrico personaggio e ucciderlo. Peccato che, già nel filmato introduttivo del gioco, il nostro incontro con lo Sciacallo non sia dei migliori, rimediando una sonora sconfitta e una fastidiosa malattia: la malaria. Sta a noi, ora, riuscire a tenere sotto controllo i sintomi di questo virus per soddisfare la nostra sete di vendetta...
Una volta scelto il protagonista principale, selezionabile tra una rosa di svariati candidati, si notano anche alcune lampanti differenze con il vecchio Far Cry. Innanzitutto preparatevi a essere assistiti dagli amici. Questi mercenari, esattamente come voi, sono personaggi (gestiti dal computer) in grado di offrirvi delle missioni secondarie atte a migliorare i vostri rapporti con loro stessi (quelle principali riguardano l’inseguimento dello Sciacallo e di solito vengono fornite o da uomini dell’UFLL o da quelli dell’APR). Aiutare altri mercenari in difficoltà, correre in loro aiuto, salvargli la vita e via di questo passo, porta ad aumentare la vostra reputazione nei loro riguardi il che è utile per affrontare anche le missioni principali. Dopotutto, durante un combattimento, potreste trovarvi in serie difficoltà e cosa c’è di meglio di un altro fucile pronto a fare fuoco? Oppure potrebbero fornirvi indicazioni utili su come raggiungere o eliminare un determinato obiettivo. Insomma, in Far Cry 2 gli amici sono una risorsa non indifferente, ma bisogna stare attenti, muoiono anche loro, proprio come noi e non solo... sono anche le uniche persone in grado di fornirci le medicine per la malaria. Non aiutarle significa, quindi, quasi sicuramente morire.
Da quanto è stato detto fino ad ora si evince la presenza di svariate missioni secondarie, coesistenti con la trama principale. Far Cry 2, infatti, punta soprattutto al realismo e alla completa libertà di esplorazione, rendendolo il tutto più simile a un GTA che a uno sparatutto classico. La prima differenza con questo filone, si ha nella completa mancanza di un mirino; per poter sparare (sperando di colpire qualcosa) è quindi necessario utilizzare i mirini di metallo dell’arma stessa. Come se questo non bastasse è probabile ritrovarsi di punto in bianco con l’arma inceppata, rischiando di finire travolti dai colpi nemici mentre si preme inesorabilmente il tasto R sperando di risolvere il problema. Bisogna quindi stare attenti alle armi che si decide di portare alla guerra; quelle acquistate sono praticamente esenti da questo difetto, mentre quelle dei guerriglieri, arrugginite e sporche, potrebbero piantarvi in asso da un momento all’altro.
Il realismo non si ferma soltanto alle armi e al sistema di mira, ma è riscontrabile anche nell’ambientazione stessa di Far Cry. Innanzitutto la vastità della mappa è qualcosa di imbarazzante, tant’è che per muoversi da un punto all’altro è necessario l’utilizzo delle vetture o degli autobus. Ma anche l’alternarsi del giorno e della notte (che è possibile accelerare riposando in qualche rifugio) ci permette di scegliere come affrontare una missione. Silenziosamente (di notte) o sfondando un cancello a bordo di una jeep e sparando a qualsiasi cosa si muova nel raggio di 100mt. Di conseguenza preparatevi alla massima personalizzazione; l’approccio alla guerra è libero arbitrio del giocatore che può in ogni momento decidere cosa e come farlo. Anche lo scenario è parte integrante della missione, non dimenticatevelo. Piante, cespugli, rifugi, bidoni che esplodono, incendi, tutto può essere usato contro i vostri nemici (e contro di voi).
È a questo punto, però, che alcune pecche di Far Cry 2 vengono alla luce. Innanzitutto il sistema di spostamento. Sui mezzi è praticamente impossibile non perdersi ed è per questo che tutti i veicoli sono dotati di sistema di rilevamento GPS e mappa. Mappa che, una volta aperta dal nostro alter ego, occupa tutta la videata costringendoci anche ad abbassare la visuale per poter osservare la sua parte bassa. Questo comporta due problemi. Il primo: non riuscire a vedere dove si sta andando mentre si visualizza la mappa. Il secondo: impossibile aprire la mappa mentre si è inseguiti dai nemici, a meno che non si voglia rimanere incastrati dentro un albero… il che vuol dire perdersi nel 99% dei casi perché, neanche fossimo i ricercati numeri 1 nel mondo, c’è sempre qualcuno che ci insegue. Anche i nemici, in questo caso, costituiscono una nota dolente… Durante gli spostamenti, infatti, è possibile trovare svariati posti di blocco che, come lo stesso manuale recita, è di fondamentale importanza ripulire per trovare upgrade. Ok… Nessun problema. Ci appostiamo, uccidiamo, puliamo. A video compare anche la schermata x/25 posti di blocco ripuliti. Fantastico! E allora dove sta il problema? Semplice, facciamo 20 metri, notiamo che dal motore della nostra jeep esce del fumo, decidiamo di tornare indietro al posto di blocco appena ripulito per cambiare auto e… sorpresa! Riecco tutta la milizia appena falciata via in perfetta forma fisica e pronta a crivellarci di colpi!
Dal punto di vista tecnico non possiamo far altro che inchinarci al lavoro svolto. A parte le auto, decisamente tristi rispetto al resto del mondo, il tutto è stato curato nei minimi dettagli e possiamo assicurarvi che lo spettacolo visivo è qualcosa di sbalorditivo. Peccato che per godere di questa maestria sia necessario un computer di ultimissima generazione (sulla nostra macchina di prova, non recentissima, ma comunque con supporto alle DirectX 10, il titolo scattava praticamente sempre con i dettagli impostati sul livello “medio” in 1600x1050). Ogni singolo elemento dell’ambiente può essere utilizzato come riparo, dalle piante per ricaricare alle foglie per mimetizzarsi, peccato che l’arte della mimetizzazione funzioni solo con il nemico, in quanto il computer, molto spesso, riesce a piazzare dei colpi che farebbero invidia al migliore dei tiratori scelti… neanche avessimo una grossa X arancione fluorescente dipinta sulla testa. L’intelligenza artificiale è a tratti piacevole a tratti frustrante. Piacevole durante i combattimenti, anche se molto spesso è possibile rimettere in sesto un’arma inceppata senza neanche prendersi una pallottola, meno negli inseguimenti, in cui la guerriglia ci insegue per miglia e miglia neanche ci fossero 1.000.000.000 dollari di ricompensa sul nostro scalpo. La realizzazione della GUI è essenziale, con la barra della vita e dei colpi rimasti (si noti che l’interfaccia scompare automaticamente quando non stiamo combattendo). La gestione della salute è anche in questo caso gestita perfettamente: vista che si appanna dalla fatica durante la corsa, problemi di messa a fuoco quando si ha un attacco dovuto alla malaria, necessità di ripararsi dal fuoco nemico per curarsi in caso di ferite gravi (magari per estrarre una pallottola dal braccio) e così via. Insomma, il lavoro svolto è di primissima qualità e si vede, anche se ci sono degli aspetti che potevano essere ancora migliorati. Nonostante ciò siamo di fronte a un titolo sicuramente originale, soprattutto per il gameplay che propone, ma che per essere goduto appieno deve essere giocato non come uno sparatutto, ma come un’avventura alla Oblivion.
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